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Non avrai altra colpa al di fuori di me

  • Writer: EraTerza
    EraTerza
  • Jan 13, 2017
  • 4 min read

Updated: Feb 14, 2022



Riflessioni sparse sul primo comandamento. Ovvero su come la “colpa” si sia incistata in tutti i livelli di percezione dell’essere umano. Come ha giustificato la nascita di coercizione nella religione, nel potere, ed ha connotato la violenza di genere. Come ha addirittura contaminato anche correnti new age, quelle volte a creare una nuova spiritualità! Paradossale. La colpa è talmente profonda all’origine del pensiero occidentale che mi sono chiesta da dove e quando ha avuto inizio. Si è sostituita al concetto di divinità, tanto che piuttosto che come espandere le coscienze, le dottrine religiose insegnano un ripiegamento interiore su questo senso di colpa giustificato dall’inadeguatezza del misero mortale, quasi sia un bene isolarsi e cullare con riti e liturgie questo dolore interno, perpetrando la separazione da tutto. Come se la religione, per appagare il senso del sacro nell’essere umano, necessiti solo di innaffiare quotidianamente un lutto interiore, ed a ben vedere, sia questo che ne consolida le sovrastrutture (anche materiali). Purtroppo non solo in occidente. Quasi che da coltivare non sia un sentimento di unione ineffabile tra l’umano, la natura e il divino, ma una volontaria perversione che si basa e si nutre del senso di colpa per isolare gli esseri senzienti e renderli schiavi, impotenti, privi del libero arbitrio. Finalmente del tutto incapaci di agire spiritualmente nel mondo materiale. Una castrazione chimica dello spirito.


Ovviamente parlo di colpa, non di peccato. Perché il concetto di peccato è una conseguenza della colpa. Il “peccato” non può esistere senza il concetto di un Dio esterno e giudice, ma la colpa viene prima, è connaturata all’essere umano (in una visione gender-biased). Illuminante il racconto biblico della caduta, nel senso causale del termine. Mi permetto di ripeterlo: in senso caUsale.


Ma questa colpa, che è stata strumentalizzata a tutti i livelli per cercare di tenere incatenate le coscienze ed inibire qualsiasi azione libera, si è magicamente traslata nei secoli in un tormento interiore che riguarda attualmente anche l’ambito delle emozioni e contamina le relazioni umane. Anche se non crediamo in alcuna religione, eccola là, ben incistata nell’intelletto: la colpa, alla base delle quotidiane azioni compiute tutti i giorni, usata come la scusa perfetta per qualsiasi bassezza. E’ stata interiorizzata. Fa parte del modo “naturale” (qualcuno si ostina anche a usare il termine “spontaneo”) di agire e di giustificare le azioni.


E’ l’ultima giustificazione, quella che ci permette di sollevarci dalle nostre responsabilità per le nostre azioni nel mondo. “Eh ma d’altronde sono solo un misero mortale che porta una colpa, e devo pagarla come tutti gli altri”. Un giudizio comodamente confezionato per nostro uso personale, utilissimo per non rimediare ai disastri che compiamo ogni giorno, sia verso il nostro pianeta sia verso il nostro prossimo. E prontamente chiamato in causa per giudicare gli altri, in un vergognoso “a priori”.


Tutto ciò è stantio e non rappresenta davvero il mondo inteso come Cosmos. Anzi, indica in modo molto chiaro come le patologie sociali stiano trasformando la realtà in Chaos.


As stale and selfish as a sick dog”, cantavano i Cure negli anni ’80: “stantio ed egoista come un cane malato”.

Ora è tempo di finirla con questa “colpa”. Nessuno sia ritenuto colpevole della propria natura. Si accetti per quello che è e non finisca mai di scoprirsi nel logos infinito di ogni anima. Com’è comodo dirsi che c’è una colpa originaria alla base delle nostre disgrazie! Oh, com’è comodo convincere altri di avere delle colpe per causa della loro stessa natura, in modo da sollevarli per sempre dalla responsabilità di scelta e poterli punire per il nostro utile! Ma che goduria interiorizzare questo ragionamento per agire il male assoluto senza doverne rendere conto e cullarci nella nostra inettitudine! Comodissimo condividere la diceria sulla colpa del femminile per continuare ad infierire impunemente. Che carine le donne che si credono inferiori! Come sono facili da manipolare! Quasi come i credenti in qualsiasi religione, com’è facile convincerli di essere sporchi e di meritare la punizione! o che siano altri a meritarla! Ma mi spaventano un pochino quelli che nonostante questa ideologia si sia impossessata delle loro menti, peccano e abusano in piena coscienza confidando nell’eterno perdono di Dio. Questi mi schifano e mi viene una nausea interiore, non tanto per la perversione stessa, quanto per la consapevolezza che accompagna questo degrado mentale ma non ne vede l’abiezione. La delega ad un concetto astratto delle conseguenze delle nostre azioni.


Cogito, ergo? Proxy? Cioè penso quindi… delego? Delego la responsabilità delle mie azioni ad un concetto astratto ed esterno da me, quando sono io che agisco?


La conseguenza del reale libero arbitrio richiede che prima di riconoscersi colpevoli di qualcosa, sia necessario essere sicuri di aver agito in piena libertà di scelta.


La colpa allora, intesa come consapevolezza di aver compiuto un atto che non corrisponde alla nostra natura (poiché questa non è impura dall’origine, ma in divenire, sempre, ed è questo il dono più alto della vita) o che ha danneggiato il prossimo, può arrivare solo dopo essersi riconosciuti in se stessi e di conseguenza agito. In tal caso però, e occorre sottolinearlo, non si tratterà di colpa tradizionalmente intesa, ovvero connaturata prima ancora della nostra venuta al mondo in base a chissà quale motivazione metafisica imposta dall’esterno di noi stessi oppure acquisita in vita senza nostra responsabilità (chiamatela come volete: peccato originale, karma, appartenenza ad un genere inferiore, infanzia infelice- tanto per citare i concetti più abusati) ma come un errore di percorso, una deviazione temporanea dal nostro cammino, che in ogni caso non ci ostacola minimamente dal ripercorrerlo e dal ritrovare la nostra propria giusta via.


E’ chiaro che senza un altissimo senso morale questo ragionamento incontra le più becere trivializzazioni che ne inficiano la reale applicazione. E’ chiaro che prendersi la responsabilità di commettere errori solo per nostra iniziativa interiore senza giustificazioni esteriori è un percorso doloroso, di auto-coscienza. Prevederebbe, questa sorta di moralità in senso spirituale interiore, un confronto effettivo con le nostre azioni, quella di riconoscere valori reali, agiti, non delegati a sovrastrutture esterne e datate, siano esse supernaturali o appartenenti ad ambiti del nostro passato personale. Prevederebbe che l’Osservatore fosse del tutto desto ed attento. Prevederebbe un Ego domato con Amore.


13 gennaio 2017



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